Aggiungi AoM Italia ai preferiti di Internet Explorer  Imposta AoM Italia come pagina iniziale  
• Home Page
Notizie
• Archivio notizie
• Invia una notizia
• Articoli
Comunità
 • Forum
 • Chat
 • Links/Fansites
 • Sondaggi
The Titans
 • Culture
 • Divinità
 • Cancello dei Titani
 • Trucchi
 • Screenshots
Age of Mythology
 • Presentazione
 • Scheda tecnica
 • Culture
 • Divinità
 • Unitΰ
 • Costruzioni
 • Reliquie
 • Trucchi
 • Tasti scelta rapida
 • Screenshots
 • Strategie
 • Modifiche
Mitologia
 • Divinità greche
 • Divinità nordiche
Downloads
 • Scenari
 • Mappe casuali
 • Partite registrate
 • Varie (patch, etc.)
 • Utilità
 • AI for scenarios
 • Invia file
 • Info su downloads
Gioco on line
 • Info generali
 • Error 2,4
 • Top 20 ESO
 • Statistiche giocatore
Map Contest 2003
 • Info generali
 • Regolamento
 • Immagini
 • I premiati
 
 
Divinità

a cura di Anubita
03 Ottobre 2003

Questa pagina contiene una raccolta di informazioni sulle principali divinità della mitologia greca. Tutte le divinità presentate si possono ritrovare come attori principali nella cultura Greca di Age of Mythology.

Zeus

Descrizione: (greco Zéus). Il dio sovrano del pantheon greco. Gli elementi uranici che compongono la sua figura divina e il suo stesso nome risalgono a un Essere Supremo indeuropeo chiamato con un termine (deiwos, secondo la ricostruzione glottologica) indicante il “cielo diurno”. Questa denominazione, nella forma ricostruibile come dyeus, con l'aggiunta della connotazione di “padre”, ha distinto, oltre che lo Zeus pater greco, anche il vedico Dyaus-pita e il latino Dies piter (poi Iuppiter, Giove). Tuttavia né la condizione originaria di Essere Supremo, né il carattere “celeste”, né la “paternità”, spiegano di per sé la sovranità di Zeus: il Dyaus-pita vedico ne è la prova, in quanto, pur possedendo tutti e tre questi elementi, non possiede la sovranità. Si dirà dunque che lo Zeus greco è tale non per la sua formulazione indeuropea ma per la sua funzione di re assegnatagli dalla cultura dei Greci. È una funzione che è espressa prima di tutto dal mito. L'istituto della regalità è genealogicamente determinato per via dell'ereditarietà del potere; esso si realizza in una struttura elementare composta dal re-morto (fonte di potere) e dal re-vivo (esercizio del potere), suo figlio. Ora il mito che trasforma Zeus da essere uranico (in senso indeuropeo) in “re” si svolge per tre generazioni: nella prima si trova Urano, il quale sin nel nome (che in greco vuol dire “cielo”) rappresenta l'Essere Supremo celeste indeuropeo privo della sovranità; nella seconda Crono, figlio di Urano, che si pone come “primo re” dell'universo (Urano ne era soltanto il “padre”); nella terza finalmente Zeus, che toglie il regno a suo padre Crono, come il re-vivo lo toglie al re-morto. Il passaggio del regno da Crono a Zeus non può essere determinato dalla morte, in quanto Crono è un immortale; nel mito diventa allora il trasferimento di Crono da questo mondo a un altro mondo (il Tartaro), a cui Zeus lo costringe con la forza. L'atto di forza di Zeus indica la sua capacità di regnare, ma non basta a esprimere la sovranità, che non è soltanto potenza o forza bruta. Donde Zeus si accoppia prima di tutto con dee quali Metis (“Saggio Consiglio”) e Temi (“Giusto Ordine”) e numerose altre che oltre a conferirgli le qualità di un sovrano lo fanno padre degli dei a lui subordinati; e infine si sposa con Era (la “Signora”), traendo dal matrimonio completezza e perfezionando a un tempo la sua “signoria”. Ormai dei suoi antichi caratteri uranici resta ben poco; la facoltà d'inviare pioggia, l'uso del fulmine come arma e come strumento di punizione, la residenza in cielo o sulle alte vette dei monti. E il tutto, comunque, sopravvive in funzione della sovranità, l'idea che Zeus impersona. È la sovranità che regola l'universo dandogli una forma ordinata (cosmo); i rapporti sociali garantendo l'ordine costituito, l'esercizio dell'autorità, i patti e i giuramenti; le relazioni interetniche ponendosi al di sopra o al di fuori delle singole etnie (o città-stato) e facendo del dio che la esercita il supremo arbitro delle contese. In tal senso egli non veniva venerato da nessuna città come dio poliade; il suo culto si svolgeva piuttosto in una “terra di nessuno”, come il monte Olimpo, tra Macedonia e Tessaglia, o l'altro Olimpoin una regione (detta Olimpia) nell'Elide, tradizionalmente contesa tra le città di Pisa e di Elide. Quest'ultimo Olimpo – ma vi erano anche altri Olimpi, per esempio in Arcadia, in Misia, in Cilicia – divenne sede del più importante culto di Zeus: i giochi olimpici. In Olimpia si esplicò appieno la sovranità panellenica di Zeus; vi ebbe tra l'altro il suo più grande (o unico, se si eccettua il santuario di Dodona, in Epiro) tempio, quello per cui Fidia fece la famosa statua crisoelefantina del dio. La concezione della sovranità panellenica di Zeus, passando dal piano politico al piano filosofico (specialmente con la decadenza politica della Grecia), divenne sovranità cosmica; il dio fu addirittura identificato col cosmo in una sorta di panteismo che con il nome di Zeus divinizzava il mondo.


Poseidone

Descrizione: (gr. Poseidon). Dio della religione greca di fondamentale importanza cosmologica: il suo campo d'azione, il mare, è uno dei tre regni che formavano il cosmo greco, gli altri due essendo il regno di Zeus (il cielo e la superficie della terra dominata dal cielo, ossia dall'aria che respiriamo) e quello di Ade (gli Inferi, o il sottoterra). Come tale è fratello di Zeus e di Ade ed è figlio di Crono e di Rea. La regina, sua sposa, è Anfitrite, una nereide. Personificazione dell'elemento acqueo (comprese le acque dolci), P. è in opposizione sia formale sia dialettica con l'elemento terra: p. es., la mobilità del mare era contrapposta alla stabilità della terra; e quando questa stabilità veniva messa in crisi dai terremoti, se ne attribuiva la causa a P., detto Ennosígaios, lo “scuoti-terra”, armato di tridente, un suo attributo che ne significava la violenza. Ma la sua relazione con la terra poteva essere anche vista nei termini di una contrapposizione tra maschio e femmina: in tal senso era chiamato Gaieochos, “colui che possiede la terra”; e in tal senso si spiega forse anche il suo nome, formato, come pare, da pósis (marito) e da (terra nel teonimo Demeter, Terra Madre); con Demetra P. era in effetti in rapporto mitico: egli violenta, in forma di stallone, la dea che aveva preso forma di giumenta. Altra contrapposizione è quella tra il mare, elemento naturale, e la terra, sede della vita umana, e perciò della cultura. Tutto ciò è bene espresso dal mito in cui si narra la contesa di P. con la dea Atena (personificazione della vita “politica”, o della cultura) per il patronato sulla città di Atene; la spunta Atena. Allo stesso modo P. contende il patronato su altre città: su Corinto a Elio (il Sole), su Egina a Zeus, su Nasso a Dioniso, su Delfi ad Apollo, su Argo a Era. Tuttavia P., se non potrà possedere una città greca, avrà l'incontrastato dominio sulla mitica isola di Atlantide, il diverso o la non-Grecia dal punto di vista culturale.


Ade

Descrizione: sm. [sec. XIX; dal latino Ades, greco Há(i)des]. Nome dato dai Greci antichi sia al dio dei morti sia al suo regno : tale fusione di significati indica l'intenzione di lasciare nell'indeterminato Ade e il suo campo d'azione, in opposto al ben circoscritto mondo dei vivi, su cui regnava Zeus e in cui ogni divinità era precisata il più possibile. In termini moderni diremmo che “Ade e il suo mondo stavano a Zeus e al suo mondo, come l'irrealtà sta alla realtà”, ricordando però che non si trattava di concetti filosofici ma di concezioni religiose, per cui l'irrealtà non era il niente, bensì qualcosa di dialetticamente opposto a ciò che dai Greci era sentito come la realtà. In tal senso Ade veniva opposto a Zeus come “Zeus dei morti”, come uno Zeus negativo, come il “tenebroso” (o “invisibile”: tale è il significato del nome Ade), mentre Zeus, anche etimologicamente, è il dio “luminoso” del cielo diurno. La dialettica Ade-Zeus presuppone una comparabilità tra i due dei: essa era data dal mito genealogico che faceva di loro due fratelli, figli di Crono e di Rea. L'interpretazione negativa di Ade (e del mondo dei morti) poteva diventare positiva in ambienti mistici volti a negare il mondano, o l'ordine di Zeus, in vista d'interessi oltremondani. Ade poté chiamarsi Pluto o Plutone, ossia “ricco” e dispensatore di ricchezze, svolgendo un'ideologia fondata sulla morte-fecondità. Poté inoltre essere messo in connessione con Persefone, figlia di Demetra, dea dell'agricoltura (della fecondità agraria) e del misticismo eleusino: Ade rapisce infatti Persefone e ne fa la regina degli Inferi. Contemporaneamente anche il suo regno si andò precisando nelle elaborazioni mistiche. Si formò una topografia sacrale dell'Ade in cui confluirono, con nuovi significati, antiche concezioni: l'Erebo, la tenebra occidentale dove muore il sole; il Tartaro, inteso come il cielo del mondo sotterraneo; l'Elisio, localizzato in un mitico occidente, oltre i confini della Terra.


Atena

Descrizione: (greco Athene), dea greca derivata da un'arcaica figura divina della civiltà cretese-micenea e successivamente identificata dai Romani con Minerva . Da protettrice del palazzo-fortezza divenne la protettrice della città, della pólis (divinità poliade). Alle facoltà guerresche con cui proteggeva la fortezza dai nemici si aggiunsero le facoltà civiche, e la nuova Atena divenne protettrice e maestra di ogni arte utile alla comunità cittadina in cui l'intelligenza si contrapponesse vittoriosamente alla forza bruta. Anche come dea-guerriera la sua figura si contrapponeva, per l'astuzia e per l'intelligenza, a quella del dio guerriero Ares, tutto brutalità e violenza. § I Greci la pensarono come figlia di Metis (la Mente), ma il suo complesso mito di nascita porta valori irriducibili a questa trasparente discendenza. I valori in gioco sono in una profezia che il mito presuppone: chi nascerà da Metis sarà tanto saggio da mettere in pericolo la sovranità di Zeus. Perciò Zeus si accoppiò a Metis e poi la divorò incorporando così la saggezza che perfezionava la sua sovranità; con Metis incorporò anche la nascitura Atena la cui gestazione proseguì fino alla maturazione, nella testa di Zeus, da cui fuoriuscì pienamente formata una bellissima fanciulla in armi. § Atena, la Vergine (Parthénos), non si sottopose al matrimonio. Svolse la sua azione divina come ispiratrice e protettrice di eroi (Teseo, Perseo, Ulisse, ecc., nelle cui imprese si riconosce sempre la vittoria dell'intelligenza sulla forza bruta). Sul piano del culto, fu soprattutto la dea protettrice di Atene, la città che porta il suo nome e dove si celebravano in suo onore le Panatenee.


Apollo

Descrizione: (greco Apóllon; latino Apollo-linis). Il dio più importante della religione greca, subito dopo Zeus. Raffigurato giovane e bello, era l'ideale stesso della giovinezza. Il suo rapporto con la gioventù traspare da numerosi culti giovanili di passaggio d'età; nel quale contesto Apollo appare come il prototipo divino dell'efebo. § Nel linguaggio comune, con valore estens., poetico, il nome del dio ha assunto il valore di sole, luce solare: “tenebroso fondo d'una torre / ove mai non entrò raggio d'Apollo” (Ariosto). Fig., giovane di straordinaria e armonica bellezza: è un vero Apollo.
Nel complesso della sua azione Apollo è soprattutto importante per gli oracoli che venivano dati in suo nome e per la protezione da lui esercitata sugli indovini. La funzione mantica di Apollo si esprime appieno nell'oracolo che egli aveva a Delfi. Qui i Greci si recavano sia privatamente sia pubblicamente (come delegati della propria città) a consultare il dio, in vista di una decisione (per esempio quando si doveva fondare una colonia, o affrontare un viaggio, ecc.) o per scongiurare una minaccia (epidemie, carestie, siccità, ecc.) al corso normale della vita. L'intervento di Apollo tendeva a ristabilire l'ordine (di Zeus) sconvolto potenzialmente da una decisione innovatrice che rompeva l'equilibrio esistente, o attualmente da una colpa a cui si faceva risalire la calamità incombente. Il che faceva di Apollo il supremo tutore dell'ordine di Zeus e a volte anche il giustiziere nei confronti di coloro che tale ordine rompevano. La funzione di punitore è espressa dalle immagini che lo raffiguravano armato di arco e frecce. Le punizioni erano le malattie: come si richiedeva ad Apollo il mezzo di espiare la colpa per stornare la malattia, così gli si chiedeva la guarigione pura e semplice. E Apollo era anche “medico” oltre che indovino. Il mito gli attribuiva la paternità dello stesso dio della medicina Esculapio. La mantica apollinea (mantica d'ispirazione) si estendeva anche alla poesia. Il poeta, nella concezione greca era come l'indovino, colui che conosce il passato, il presente e il futuro. E Apollo, protettore degli indovini, era anche protettore dei poeti. A volte Apollo è stato identificato col Sole, ma i Greci avevano un altro dio-Sole, Elio. Tuttavia Apollo era “solare” per certi suoi aspetti: per la capacità di “illuminare” gli uomini e per la facoltà di “vedere” tutto (e pre-vedere) come il Sole, inteso talvolta come l'“occhio del cielo”. I Greci circondarono la figura di Apollo di diversi miti, come a voler esprimere in lui tutto il loro concetto del divino, l'interezza della loro esperienza religiosa. Il mito della sua nascita è connesso con l'affiorare dalle acque primordiali di un'isola (Delo), che erra nel liquido elemento come un pesce. E un pesce (il delfino) lo trasporta al luogo dove sorgerà il suo massimo santuario, Delfi; dove mare e terra acquistano un valore cosmico, coinvolgendo tutta la realtà, al di sopra della quale Apollo rivela la natura stessa del divino. Nell'Inno omerico ad Apollo Pitico il poeta narra della lotta sostenuta dal dio contro il serpente Pitone per conquistare Delfi e, dopo aver inneggiato alla vittoria di Apollo, indugia nel descrivere l'imputridimento del mostro, precisa allusione al rapporto che nelle culture agricole esisteva fra putrefazione e rinascita e nel contempo esaltazione della vittoria di Apollo come affermarsi di una religiosità nuova. Motivo che riaffiora anche nella presenza del dio al caotico scontro fra centauri e Lapiti, testimonianza della sua vittoria sul disordine, riaffermazione dell'ordine imposto da Zeus, riconquistata serenità dell'uomo quale riflesso della vita superiore degli dei.


Efesto

Descrizione: (greco Héphaistos; latino Hephaestus), dio greco, simbolo dell'esperienza del fuoco come elemento di civiltà e, quindi, di ordine, tanto a livello cosmico quanto a livello umano. In cosmogonia gli si attribuiva il perfezionamento dell'universo ottenuto con la costruzione di solide dimore per gli dei quale garanzia dell'assetto cosmico; aveva inoltre fornito a Zeus lo scettro per comandare i fulmini e per punire i trasgressori. Sul piano umano esplicava un'azione civilizzatrice con l'introduzione della lavorazione dei metalli e la protezione degli artigiani, sulla cui opera si fondava parzialmente l'ideale antico della comunità civile. Quale fabbro e incivilitore, Efesto ricorda il fabbro-eroe cultuale di numerosi miti africani. Circa la genealogia divina, Efesto era figlio di Zeus ed Era (o, secondo una versione, della sola Era). Destinato a perfezionare il mondo, era imperfetto: infatti lo si raffigurava zoppo e ridicolo. La stessa madre Era lo aveva creduto indegno del consesso divino e, appena nato, lo aveva buttato giù dall'Olimpo, facendolo azzoppare. Secondo un altro mito, era stato Zeus a scagliarlo giù dall'Olimpo: precipitò per un giorno intero e cadde sull'isola di Lemno, i cui abitanti si presero cura di lui (Lemno era uno dei suoi luoghi di culto). Nel ridicolo finivano le sue storie d'amore: Atena lo respinse, Afrodite lo tradì; e tuttavia un mito lo faceva sposo fortunato di Aglaia (la più giovane delle Cariti). Gli si attribuivano parecchi figli, tra cui Erittonio e Palemone. § Nell'arte greca è raffigurato barbato, con corta tunica, cappello a punta (pilos) e in mano gli arnesi del suo lavoro, la tenaglia o il martello. L'immagine di Efesto compariva sul frontone orientale del Partenone. Tra le raffigurazioni superstiti, notevole un busto di terracotta del sec. IV a. C. scoperto a Eraclea di Lucania. Numerose sono poi nella ceramica dipinta (cratere del Pittore di Efesto conservato a Napoli, Museo Archeologico Nazionale), nei rilievi e nella pittura murale le scene in cui Efesto è protagonista del mito.


Era

Descrizione: (greco Héra), dea greca sposa di Zeus e figlia di Crono e Rea. Era la dea della condizione matrimoniale della donna; a ciò si riferiscono gli epiteti cultuali Gamelia (nuziale), Zygia o Syzygia (coniugale) e i miti che alludono alla negatività del suo periodo prematrimoniale, in cui la dea è esposta alle aggressioni di esseri selvaggi e violenti (i Sileni, il gigante Eurimedonte, ecc.). Ma le nozze con Zeus la salvano e la rendono “perfetta” (Teléia), senza poter essere più offesa impunemente. La sposa divina era “fedele” e odiava e puniva l'infedeltà coniugale: a questo alludono i miti sulla sua gelosia e sulle persecuzioni da lei inflitte alle amanti di Zeus. Era “casta”: secondo una tradizione argiva la dea riacquistava la verginità ogni volta che si bagnava nella sorgente Canato. La verginità la qualificava più che la maternità, tanto che il mito le faceva nascere per partenogenesi i figli Ares ed Efesto, che essa avrebbe generato da sola in odio a Zeus e alle sue paternità extra-coniugali. Una figlia, Ebe, avuta da Zeus, alludeva in altro modo alla sua purezza: Ebe vuol dire “giovinezza” e dunque significava la perenne giovinezza-verginità di Era che, secondo il culto, era anche detta Pais (fanciulla). Le più famose sedi del culto di Era erano Samo e Argo. Le era sacro il pavone. A Roma venne identificata con Giunone.


Ares

Descrizione: (greco Áres). Dio greco personificante il furore bellico, figlio di Era e di Zeus, o di Era soltanto, secondo un'altra versione. Divideva con Atena il campo d'azione bellico, ma mentre la dea ne rappresentava gli aspetti positivi (guerra “giusta”, difensiva, punitiva, condotta con intelligenza, ecc.), Ares ne rappresentava gli aspetti negativi (furore, odio, follia distruttrice, ecc.). La contrapposizione tra le due divinità ha anche un fondamento mitico: Ares sarebbe stato procreato da Era in concorrenza e in odio alla nascita di Atena che Zeus aveva generato da solo, esprimendola dalla sua testa. La contrapposizione è viva in Omero che pone Atena dalla parte dei Greci e Ares dalla parte dei Troiani; in un'occasione i due dei si scontrano direttamente sul campo di battaglia: è quando Atena stende Ares colpendolo con una pietra. Ares è chiaramente un dio caotico che si oppone all'ordine di Zeus (come la guerra si oppone alla pace); egli è “odioso” a Zeus, come si esprime Omero, ma è amato da Afrodite, divinità anch'essa caotica in un certo senso, o comunque precosmica e agente al di fuori dell'ordine di Zeus. Non era questo un amore che il mito poteva fissare nell'ordinata forma matrimoniale: infatti Ares è l'amante e non lo sposo di Afrodite.


Artemide

(greco Ártemis-idos). Dea greca, figlia di Zeus e di Leto, sorella di Apollo, del quale costituisce in un certo senso la complementarità, espressa nella duplice relazione di fratellanza e di opposizione. Come Apollo è “solare”, Artemide è “lunare”; l'uno agisce nella luce, nella città, nell'ordine di Zeus, mentre l'altra agisce nelle tenebre, nella selva, al di fuori dell'ordine civico (o di Zeus). Così si spiega il suo carattere di donna che non sarà sposa, di regina della notte che a volte la fa assimilare alla regina degli Inferi, di selvaggia cacciatrice che abita nel bosco dialetticamente contrapposto alla città, di protettrice di streghe e di culti notturni, di quel mondo, cioè, che sembra sottratto all'impero di Zeus. Ad Apollo la collegano anche i riti di passaggio d'età, in cui Artemide rappresenta il momento dell'adolescenza, mentre Apollo raffigura il giovane già iniziato all'età adulta. La figura di Artemide deriva alla Grecia da una più antica concezione di “signora degli animali”, essere precosmico e primordiale, protettrice dei cacciatori e cacciatrice essa stessa. Il mondo della “signora degli animali”, popolato di ninfe e di altri esseri silvani, è quello che precede il vivere civile in città. È il mondo da cui nasce la città. Così Artemide aiuta a nascere gli uomini (era protettrice dei parti) e li aiuta a rinascere nella condizione di adulti. I Romani assimilarono Artemide con la loro dea Diana.


Afrodite:

Descrizione: (greco Aphrodíte), dea greca della bellezza e dell'amore , che si richiama alla fenicia Ìshtar entrata poi nel pantheon romano con il nome di Venere. L'elaborazione del mito di Afrodite in ambiente greco s'incentrò sull'idea dell'amore, inteso però non come sentimento, ma come forza naturale di cui il sentimento amoroso non sarebbe che un sintomo. Tale forza si configurò come un potere specifico di Afrodite su ogni essere vivente, sugli dei e persino su Zeus, del quale Afrodite è anteriore per nascita, (greco Aphrodíte), dea greca della bellezza e dell'amore , che si richiama alla fenicia Ìshtar entrata poi nel pantheon romano con il nome di Venere. L'elaborazione del mito di Afrodite in ambiente greco s'incentrò sull'idea dell'amore, inteso però non come sentimento, ma come forza naturale di cui il sentimento amoroso non sarebbe che un sintomo. Tale forza si configurò come un potere specifico di Afrodite su ogni essere vivente, sugli dei e persino su Zeus, del quale Afrodite è anteriore per nascita, nei confronti dell'ordinamento olimpico (il cosmo di Zeus), sul quale i Greci regolavano la propria esistenza culturale. La stessa ambiguità è denotata anche dal culto, quando si distingueva tra due Afrodite: l'Urania, ossia la precosmica figlia di Urano, e la Pandémos (pubblica), ossia la divinità civica inserita nel cosmo. Delle due Afrodite Platone nel Convito dà un'interpretazione mistica, in senso antimondano e dunque antidivino; per cui l'Urania ha tutte le sue simpatie e diventa simbolo dell'amore ideale, mentre la Pandemos diventa simbolo dell'amore volgare. La funzione dialettica di un'Afrodite precosmica poteva coinvolgere l'al di là (inteso come “l'altro” mondo o addirittura l'antimondo), il che è attestato dai suoi numerosi attributifunerari e particolarmente dal nome di Pasifaessa che ha in comune con la regina degli Inferi, o coinvolgeva un mondo religioso marginale alla religione civica: il mondo magico degli incantesimi, delle malie, dei filtri amorosi, tipico della religiosità popolare. L'ambiguità di Afrodite viene espressa anche in miti che narrano della sua benevolenza verso gli uomini, apportatrice, però, di sventure: è il caso di Anchise, amato dalla dea e resocieco; della guerra di Troia, scaturita dal favore da lei concesso a Paride nel rapimento di Elena. La guerra – o il furore bellico personificato da Ares – non era estranea all'azione di Afrodite: un mito ne faceva la moglie o l'amante di Ares e la madre di Terrore e Spavento (Phobos e Deimos) che incombono sui combattenti. Celebri luoghi di culto di Afrodite erano Cipro e Citera (donde i suoi epiteti di Cipria e di Citerea), forse le isole che fecero da tramite tra l'orientale Ìshtar e la dea greca. In un culto spartano era identificata con Era, la sposa di Zeus. Sempre a Sparta, in uno stesso santuario veniva venerata come Enoplios (armata) e, effigiata in catene, come Morpho. In Atene, dove aveva un celebre santuario “tra i giardini” (en kepois), veniva a volte identificata con una delle Moire, le divinità che presiedono ai destini.
L'immagine di Afrodite compare in moltissimi esemplari fin dall'epoca arcaica. La si trova nella ceramica a figure nere e rosse, nella scultura in rilievo e a tutto tondo, in pittura, su gemme e monete. Con Prassitele (sec. IV a. C.) la dea comincia a essere raffigurata nuda.

Anubita


Age of Mythology™ is a game by Ensemble Studios / Microsoft.
Content not for redistribution.
E' vietata la riproduzione dei contenuti del sito senza autorizzazione.
Sondaggio
Ritenete che AoE 3 sarΰ ambientato in etΰ coloniale?
Penso di si.
Spero di si.
Sono indeciso.
Non sarei contento.
 
Proponi un sondaggio
Logo Ensemble Studios
Logo Microsoft Game Studios
 
 
 © 2001-2004 Mplayer Condizioni di utilizzo Informazioni sulla Privacy feedback to WebMaster